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“Questo è un posto che mi ricorda l'Africa: con i monti azzurri lontani e le acque addormentate della laguna, qui fra iaprilia filari dei campi che si disperdono nell'orizzonte, c'è una pace e un silenzio che non si trovano altrove”. Con queste parole Alberto Moravia descriveva un tempo l’Agro Pontino. Luogo dove sorgerà tra mille difficoltà la città di Aprilia. Città in bilico tra modernità e ricerca di un equilibrio. Essa si trova a 80 metri sul livello del mare sul versante sud dei Castelli Romani in corrispondenza dell’incrocio tra la via Nettunense e la Via Pontina-Mediana. Il suo nome deriva dal mese di aprile, periodo in cui venne fondata e da “Venus Aprilia” il cui significato è “Venere Feconda”. Prima della sua fondazione, il territorio era occupato per gran parte dalle paludi, spopolato per via della malaria e con la quasi totale assenza di vie di comunicazione importanti. Ripetuti furono i tentativi per bonificare e rendere vivibile il territorio Pontino ma non ebbero buon fine. Iniziative in tal senso furono intraprese da Livio Odescalchi nel primo ventennio del XVIII secolo e da Papa Pio VI alla fine dello stesso secolo. La già scarsa attività agricola terminò presto per l’inesorabile avanzamento delle paludi, dal crescente bradisismo che impediva la costruzione di edifici stabili e della malaria. L’inizio della rinascita di questa parte d’Italia iniziò con l’avvento del fascismo cosi che le Paludi Pontine diventarono un campo dove lo stesso regime giocava la sua capacità di essere davvero la “forza nuova”, programmatica e concreta. L’idea di Mussolini era quella di trasformare questa zona del Lazio in una sorta di gigantesco orto alla porte di Roma. La determinante azione politico-economica di Mussolini si concretizzò nel 1926 quando diede ordine all’O.N.C. (Opera Nazionale Combattenti) di avviare l’opera di bonifica del territorio dell’Agro Pontino attraverso l’istituzione di un concorso.aprilia Successivamente venne emanata nel 1928 la “Legge Serpieri”. Le prime attività di bonifica primaria, da un punto di vista tecnico-idraulico, erano gestite dai Consorzi di bonifica sotto la guida del Senatore Natale Prampolini. Questi aveva l’appoggio e la stima dell’allora Sottosegretario della Bonifica integrale Arrigo Serpieri. L’intero progetto prevedeva il riassetto del territorio in modo tale da renderlo fruibile per un’attività agricola con mezzi più avanzati ed efficienti. Tutto il progetto assunse dimensioni davvero grandiose a partire dalla fine del 1931 fino al termine del 1934, quando furono inseriti ulteriori 60.000 ettari dell’Agro Romano su cui sarebbero sorte nell’immediato futuro le città di Aprilia e Pomezia. Ma i numeri danno l’idea della grande opera che stava per iniziare: a distanza di 10 anni dalla legge Serpieri furono costruiti 900 km di strade, 5 centri urbani maggiori, 17 borghi rurali, 4.000 case coloniche, più di 2.000 km di canali, 10.000 km di scoline. Oltre a tutto questo furono realizzate varie opere idrauliche, edilizie e ancora: taglio dei boschi, fabbricazione di carbone, lavori industriali che coinvolsero decine di migliaia di operai provenienti da ogni parte d'Italia. Giunsero gruppi dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dal Trentino e dal Friuli per insediarsi in un borgo dalle caratteristiche rurali; era strutturato secondo l’idea dell’architetto Giuseppe Marchi dove era previsto che le famiglie avrebbero dovuto abitare nelle case coloniche all’interno dei poderi sparsi nel territorio circostante. Il nucleo urbano primario della futura città, nacque il 25 aprile 1936, secondo il rito simbolico del solco romano, e venne inaugurato il 29 ottobre del 1937. Fu la quarta, in ordine di nascita, tra le 5 cosiddette “Città Nuove” “dell’Agro Redento” insieme a Littoria, l’attuale Latina, Sabaudia, Pontinia, e Pomezia. Il progetto per la costruzione del borgo prevedeva, secondo le chiare direttive del Duce, che lo stesso nascesse in un’area paludosa di circa 12.000 ettari nei pressi dell’incrocio tra la Via Nettunense e la futura Via Pontina - Mediana, la quale avrebbe collegato fossignanoLittoria con la bassa Valle del Tevere e la Via Aurelia. Secondo i progettisti, il futuro assetto urbanistico avrebbe dovuto ospitare circa 12.000 abitanti, di cui 3.000 residenti nel centro urbano e 9.000 nei poderi nel territorio circostante. Il tutto secondo gli standard architettonici tipici della semplicità razionale del periodo fascista. Il nucleo urbano era strutturato secondo due assi ortogonali convergenti in Piazza Roma. Gli edifici principali erano rappresentati dalla Casa Comunale, la Casa del Fascio, la Caserma dei RR.CC., la Chiesa di San Michele Arcangelo, il cinematografo, la Torre civica e quella Campanaria. Le due vie principali di entrata e di uscita dal nucleo urbano corrispondevano a via dei Lauri e via degli Aranci le quali mettevano in collegamento la via Nettunense con la via Mediana. Tutto sembrava giocare a favore di una ripresa e di uno sviluppo duraturo quando scoppiò il secondo conflitto mondiale che distrusse quasi totalmente il neonato centro abitato di Aprilia. Il bombardamento avvenuto tra il 1943 e il 1945 ad opera degli alleati non lasciò indenne nessun edificio. Dagli stessi alleati veniva chiamata “The Factory” ovvero “La Fabbrica” perché il compatto centro abitato visto dall’alto, dove le case erano costituite da mattoncini rossi, ricordavano appunto le fabbriche. La ricostruzione, iniziò nel 1946. La situazione economica dell’area era assai difficile. L’inizio della ricostruzione totale delle piccolo nucleo urbano avvenne grazie all’impegno di quegli uomini che bonificarono i campi minati dell’Agro Pontino. Mantenendo le caratteristiche del tipico borgo agricolo, la città di Aprilia vide un’ulteriore possibilità di crescita grazie all’istituzione della Cassa del Mezzogiorno nel 1951. Tutta la provincia di Latina fu inserita tra le zone più depresse d’Italia e poté così usufruire dei finanziamenti statali per il rilancio dell’economia e per il rinnovo dell’assetto urbano. A distanza di 10 anni la prospettiva di una nuova era per Aprilia sembrava ormai concretizzarsi. Nel 1961, infatti, la popolazione era già arrivata a quasi 16.000 abitanti, nel 1971 arrivò a circa 28.000 eaprilia raddoppiò nel 2001 superando i 56.000 abitanti. Lo sviluppo agricolo e la costruzione di nuovi impianti industriali furono due dei principali fattori che permise tale crescita esponenziale. Tutto questo, ovviamente, portò cambiamenti radicali sia nel centro urbano che nel sistema agricolo. Nel solo periodo 1961-70 venne abbattuta la Casa del Fascio, ricostruita la nuova sede comunale e rinnovato tutto il nucleo primario. Nel 1951 fu costruito il primo insediamento industriale nel territorio apriliano ovvero quello della Simmenthal. Successivamente ne nacquero altri 56 tra cui, la Massei Ferguson, la Yale, la Buitoni, l’Abbott, l’Angelini, la Recordati e la Vianini, solo per citare le più importanti. Negli anni ’80 vedono la luce altri 38 nuovi insediamenti industriali. Ma non furono creati solo questi; anche lo sviluppo agricolo fu veloce tanto che, nel corso degli anni, alcuni vitigni del territorio ottennero il marchio Doc tra cui il Merlot, il Sangiovese e il Trebbiano; e inoltre si coltivano uva da tavola tra le più buone d’Italia. Inoltre negli ultimi anni riuscirà ad imporsi come una tra le zone con la maggiore produzione di kiwi. Questo impetuoso sviluppo porterà Aprilia ad avere un ruolo economico e strategico sempre più importante nella provincia pontina. Essendo una città nuova, non possiede monumenti o rilevanti emergenze storico-artistiche. Possiamo citare la statua della Dea Cibele risalente al II sec. d.C. e rinvenuta in zona Spaccasassi nel 1969. Oggi è possibile vederla nell’atrio della Biblioteca Comunale. In località Carano-Garibaldi sorge la tomba di Menotti Garibaldi, figlio del celebre Giuseppe. All’interno della tomba riposano altri 16 componenti della famiglia e nelle vicinanze sorge una chiesetta. La nuova Torre Campanaria che venne ricostruita nel 1999 in occasione del 63° anniversario della fondazione di Aprilia, esattamente così come era stata edificata nel 1937. È alta 36 metri ed è costituita da 8 campane. È possibile vedere ancora intatta Torre di Campo del Fico nella località omonima. Si tratta di una torre medievale all’interno di una azienda agricola che fu di proprietà della Famiglia Colonna. Ma l’opera che più di tutte rappresenta la storia e il simbolo della città di Aprilia è la statua bronzea di San Michele Arcangelo eseguita dallo scultore Venanzo Crocetti su cui è possibile vedere i segni dei fucili e delle granate durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma la storia di Aprilia si arricchisce di un evento atteso e sperato da anni. Non solo ospitò Papa Paolo VI il 23 agosto del 1964 ma fu meta di uno degli uomini più straordinari degli ultimi 30 anni ovvero Papa Giovanni Paolo II. La visita, avvenuta il 14 settembre del 1986 rimarrà a lungo nel ricordo degli apriliani. Gli ultimi annichiesa vedono un’ulteriore incremento dello sviluppo urbano che però non ha visto un parallelo sviluppo dei servizi e del mercato del lavoro. In realtà l’impennata della popolazione apriliana è dovuta essenzialmente al flusso di emigrati da Roma e che qui lavorano. Nonostante si siano fatti molti passi in avanti soprattutto nel ripristinare l’arredo urbano con la creazione di aree verdi, con una maggiore qualità dell’illuminazione e il rifacimento di molte strade, i problemi economici e sociali della nostra città non sono ancora risolti anzi, di fronte ad una inarrestabile espansione non c’è stata un’adeguata pianificazione e organizzazione territoriale. Attualmente la popolazione ha superato le 67.000 unità e nonostante le grandi difficoltà nel gestire il territorio, soprattutto nel settore agricolo e dei servizi (l’industria risente moltissimo della crisi globale), oggi Aprilia è tra le città più dinamiche della regione Lazio. È da sottolineare anche la sua posizione geografica: si trova a pochissimi km in linea d’aria dal mare e dalla zona turistica dei Castelli Romani e dei Colli Albani, a 15 km da Anzio e Nettuno e circa 40 dal centro di Roma e 25 da quello di Latina. Sono condizioni particolari che sicuramente hanno influenzato la nascita e la successiva crescita, anche se difforme e spesso non ben organizzata. Ancora oggi non mancano minacce la stabilità sociale ed economica (vedasi la carente qualità delle infrastrutture) dovuta soprattutto alla’incombente costruzione della Turbogas a Campo di Carne. Una grave minaccia all’economia della città La stessa, òperò, sta cercandio in tutti i modi, anche attraverso svarie manifestazioni e compatte dimostrazioni di avversione contro la costruzione della centrale, di essere attaccate al territorio e, ovviamente, alla propria salute e al proprio futuro che, una città moderna e potenzialmente avanzata, dovrebbe garantire e tutelare.